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lunedì 14 dicembre 2015

POLITICA ESTERA- IL TONFO DELLA LE PEN

Marine Le Pen, Leader del Front National

Dopo le roboanti premesse del primo turno delle elezioni regionali in Francia ieri si è consumato l'epilogo del secondo turno che ha visto ribaltare i risultati che vedevano il Front National come primo partito in numerose regioni, la Le Pen non ha ottenuto infatti nessun Presidente mentre la "doitre" ovvero la destra repubblicana di Nicolas Sarkozy ne ha ottenute sette contro le cinque della "gauche" ovvero la sinistra di Francoise Hollande, grazie a l'alleanza tra destra e sinistra ed al ritiro dei candidati socialisti in quelle regioni dove i candidati di sinistra avevano ottenuto pochi consensi il populismo e l'avanzata del Front National sono stati sedati.

Ma non solo le alleanze hanno permesso ai partiti classici di mantenere il potere, anche una forte affluenza dei francesi al secondo turno elettorale ha permesso ciò, probabilmente si delusi dall'attuale politica ma anche spaventati dall'avanzata prepotente di un partito pur sempre di estrema destra che seppur mitigato e rispolverato in chiave più democratica per principio resta sempre tale, un partito dai principi xenofobi, antisemiti, razzisti ed omofobi che sulla carta non rappresenta gli ideali di libertà, uguaglianza e fratellanza, principi fondanti della Repubblica Presidenziale di Francia.

Nonostante la sconfitta tuttavia Marine Le Pen non si arrende e promette battaglia per le elezioni nazionali del 2017 dove si insedierà il nuovo governo, il Front National ha visto la propria impennata elettorale dopo i recenti fatti degli ultimi anni, dagli errori in chiave militare del governo Sarkozy agli scandali di Hollande per chiudere con la recente deriva terrorista in atto nel paese transalpino che ha portato sopratutto i giovani e le periferie delle città a dare appoggio al partito della Le Pen.

Destra e Sinistra esultano per il pericolo scongiurato in Francia come all'estero, tuttavia nonostante il FN non abbia ottenuto regioni ha visto in sei milioni di voti il proprio bottino elettorale ed il numero di seggi nei consigli regionali aumentato in modo vertiginoso e se destra e sinistra non metteranno in atto una politica seria ed organizzata in futuro la Le Pen e compagni nonostante il difficile sistema elettorale francese che vede assai difficoltosa la vittoria di un partito in solitaria il pericolo di ritrovarsi l'estrema destra ai massimi vertici di Francia è più che concreto.

Concludo con una breve riflessione personale, il mondo signori miei non ha bisogno di prese di potere, di proclami roboanti e di mosse che dividono i popoli, le classi sociali, le razze, le sessualità ed ogni diversità possibile e immaginabile,se a l'inizio tutto ciò potrà sembrare benefico alla lunga sarebbe controproducente portando ad una pericolosa deriva autoritaria e dispotica sino a sfociare in un ritorno a vecchie politiche similari che negli anni 40 hanno portato soltanto morte e distruzione.

martedì 23 ottobre 2012

Politica: Elezioni Usa, Obama vince il terzo ed ultimo scontro


BOCA RATON- Dopo la vittoria nel secondo dibattito, Barack Obama vince anche il terzo ed ultimo scontro.

Il tema centrale della serata è stato, o meglio, sarebbe dovuto essere la Politica Estera, ma il candidato repubblicano Mitt Romney si è spesso e volentieri rifugiato su quella interna ripiegando sul solito discorso riguardante disoccupazione e classe media, sicuramente temi importanti ma che erano già stati abbondantemente discussi nei due dibattiti precedenti.

Lo scontro si apre sul discorso della "Marina" quando Romney afferma che la "U.S Navy" ha meno navi rispetto al 1916 e al quale, uno spigliato Obama, risponde ironicamente:

"Se è per questo abbiamo anche meno cavalli e baionette"

Nonostante la ferrea disciplina da parte del moderatore Bob Schieffer nello studio non si è potuto non udire un formicolio contenuto di risate che sarebbero volute esplodere decisamente in modo più fragoroso, Obama tornando serio ma allo stesso tempo ironico ha poi continuato:

"Governatore (rivolgendosi a Romney ovviamente) deve sapere che le cose sono molto cambiate, abbiamo quelle cose chiamate portaerei che servono per far atterrare gli aerei appunto, e quelle navi che vanno sott'acqua, i sottomarini nucleari."

Romney a questo punto come detto, tenta di rifugiarsi nella politica interna alludendo alla battuta sui sottomarini di Obama:

"Si, sott'acqua come lo è mezza america!" riferendosi alla classe medio-bassa appunto, poi però fa allusioni al futuro e afferma: "Io sono ottimista riguardo il futuro, io voglio la pace", e accusando Obama di voler continuare la guerra in Iran conclude:

"Io voglio vedere la pace in questo paese, poi però dalla politica estera ripiega nuovamente su quella interna e dice: Qui ci sono due percorsi possibili, uno è quello del Presidente attuale che ci porterà a fare la fine della Grecia e che ci porterà a 20 milioni di americani senza lavoro, e l'altro è il mio con 12 milioni di nuovi posti per la gente."

Insomma gira che ti rigira Mitt Romney per più di cinque minuti sulla Politica Estera non ce la fa a stare e Obama tenta di ribattere proprio su questo continuo "cambiamento" di Romney e sulle sue indecisioni e instabilità sugli esteri e afferma:

"Come può un Presidente cambiar idea in continuazione, ad esempio sulla Cina, non è possibile attaccare sconsideratamente la Cina, uno dei paesi leader dell'economia mondiale, rompere i ponti con loro sarebbe una cattiva scelta, piuttosto c'è da concentrarsi sul giocare ad armi pari ed in modo pulito, afferma Obama riferendosi ai bassi costi di produzione e alla falsificazione dei prodotti commerciati, poi conclude: l'America ha bisogno di una leadership forte e ferma, magari decisa, dura, ma fatta di un agenda ben precisa."

Gli altri temi della serata, rimanendo a fatica sulla politica estera sono stati, la primavera araba, l'Afghanistan e la recente crisi siriana, dove i due, seppur su diverse idee sul come e sul quando sembrano concordare, se Obama preme per la risoluzione confidando sulla collaborazione di Israele, Romney spinge per l'armamento ai ribelli, con Obama che smonta però presto tutto con la saggia considerazione del problema nel caso le armi finissero nelle mani dei terroristi.

Insomma Obama ha dimostrato di avere le idee decisamente più chiare, al contrario del repubblicano Romney che quando non sa cosa rispondere torna sul discorso disoccupazione e lavoro, con il moderatore della serata che spesso e volentieri è dovuto intervenire affermando " Ma non dovevamo parlare di Politica Estera?".

 Concludendo, i sondaggi in fondo parlano chiaramente, il più veritiero dà Obama vittorioso nel dibattito 48 a 40(CNN) che a questo punto, almeno riguardo i così detti "debates" vince per 2-1 in rimonta, ora però non resta che attendere le ormai imminenti elezioni.